L’histamenon di Zoe e Teodora (1042): iconografia e propaganda nella monetazione bizantina
Un’eccezione nella storia di Bisanzio
Nel vasto panorama della numismatica bizantina, poche emissioni monetarie riescono a raccontare una storia politica tanto straordinaria quanto quella dell’histamenon d’oro coniato nel 1042 d.C. sotto il governo congiunto delle imperatrici Zoe e Teodora.
Nel mondo di Bisanzio, infatti, la monetazione rappresentava uno dei più potenti strumenti di propaganda imperiale. Comparire su una moneta significava affermare pubblicamente la propria legittimità al trono. Per questo motivo, nonostante il ruolo spesso decisivo delle donne nella politica di corte, pochissime sovrane ottennero il privilegio di essere raBigurate autonomamente sulle emissioni auree dell’Impero.
L’histamenon di Zoe e Teodora costituisce dunque un’eccezione rarissima: per la prima volta due donne vengono rappresentate insieme, senza la presenza di un sovrano maschile, mentre reggono il labaro imperiale, simbolo del potere bizantino.
La dinastia macedone e la crisi della successione
Zoe e Teodora erano le ultime discendenti della gloriosa dinastia macedone, figlie dell’imperatore Costantino VIII. Alla morte del sovrano, nel 1028, la continuità dinastica appariva estremamente fragile: le due principesse, ormai in età matura, non erano sposate e l’unica altra sorella aveva scelto la vita monastica.
Per preservare il trono, Zoe fu costretta a sposare l’aristocratico Romano Argiro, divenuto imperatore con il nome di Romano III. Tuttavia, una volta ottenuta la porpora, il nuovo sovrano cercò rapidamente di emarginare la moglie dal potere.
Questo atteggiamento emerge chiaramente anche nella monetazione. Nei suoi histamena, Romano III compare frontalmente mentre viene incoronato direttamente dalla Vergine, senza alcun riferimento all’imperatrice Zoe. L’immagine monetale diventava così uno strumento politico attraverso cui il sovrano tentava di raBorzare la propria autorità personale e divina.
Anche il successivo matrimonio di Zoe con Michele IV, un giovane originario della Paflagonia salito al trono dopo il misterioso assassinio di Romano III nel 1034, non cambiò realmente la situazione. Ancora una volta, la legittima Porfirogenita venne relegata ai margini del potere mentre le emissioni monetarie celebravano esclusivamente l’autorità maschile.
La rivolta di Costantinopoli
La situazione precipitò nel 1042 con l’ascesa di Michele V, figlio adottivo di Zoe. Nel tentativo di consolidare il proprio controllo sull’Impero, il nuovo basileus costrinse l’imperatrice a ritirarsi in monastero ed esiliò la sovrana dalla capitale.
La reazione del popolo di Costantinopoli fu immediata. La città insorse violentemente in difesa della dinastia macedone e Teodora venne prelevata dal monastero di Petrion per essere
proclamata imperatrice insieme alla sorella. Michele V venne deposto e accecato, secondo una pratica politica tristemente comune nella Bisanzio medievale.
Tra il 19 aprile e l’11 giugno 1042, Zoe e Teodora governarono dunque congiuntamente l’Impero, dando vita a uno dei momenti più singolari della storia bizantina.
L’histamenon delle due imperatrici
Proprio durante questo brevissimo periodo venne coniato il celebre histamenon aureo, una delle emissioni più aBascinanti della numismatica bizantina medievale.
Sul rovescio della moneta le due sovrane compaiono frontalmente, aBiancate e perfettamente speculari. Entrambe indossano il sontuoso la dalmatica e il loros imperiale, una lunga e stretta stola, riccamente ricamata con fili d’oro, perle e pietre preziose. La scena trasmette un messaggio politico chiarissimo: il potere appartiene legittimamente alle due sorelle e alla continuità della dinastia macedone.
Le imperatrici portano inoltre la corona con prependoulia, i tipici pendenti di perle ai lati del volto simbolo della dignità imperiale, mentre nelle mani reggono insieme il labaro, chiaro richiamo alla condivisione del potere.
L’iconografia è straordinariamente solenne: non vi è alcuna figura maschile e l’intera composizione celebra la continuità dinastica femminile della casa macedone.
La Vergine Platytera e la propaganda imperiale
Anche il dritto della moneta presenta un’iconografia eccezionale. Compare infatti la Vergine Platytera, raBigurata frontalmente con le braccia aperte in preghiera e il busto del Cristo all’interno di un medaglione sul petto.
Questa immagine, ispirata alla celebre Blachernitissa custodita un tempo nel celebre santuario delle Blacherne a Costantinopoli, possedeva un fortissimo significato religioso e politico. La Vergine delle Blacherne era infatti considerata la protettrice suprema della capitale bizantina.
La scelta di inserirla su questa rara emissione non fu casuale: Zoe e Teodora cercavano di legittimare il proprio fragile governo attraverso il sostegno simbolico della Madre di Dio. In un momento di grave instabilità politica, la moneta diventava così uno strumento di propaganda capace di unire potere imperiale, religione e tradizione dinastica.



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