
CARLO PARLATI
IL CORALLO OLTRE LA TRADIZIONE
di
Fabio Romano Moroni
Una piccola collezione di sculture in corallo cerasuolo presente nel catalogo dell’asta di gioielli e altri preziosi che sarà battuta a Palazzo Caetani Lovatelli tra il 22 e il 22 settembre accende i riflettori sulla figura dell’ autore degli splendidi manufatti che la compongono, Carlo Parlati, lo scultore-incisore di Torre del Greco che ha portato un contributo determinante al rinnovamento della scultura italiana in corallo del ‘900.
Nato nel cuore della più importante tradizione italiana legata alla lavorazione del corallo e del cammeo, Carlo Parlati ha saputo superare i confini della produzione ornamentale per elaborare un linguaggio scultoreo autonomo. Nelle sue opere la materia naturale non costituisce un semplice supporto, ma diviene corpo, paesaggio, simbolo e strumento di riflessione sulla condizione umana.
La sua ricerca occupa una posizione particolare nella storia artistica di Torre del Greco. Parlati non rinnegò mai il patrimonio tecnico della propria città, ma lo reinterpretò attraverso la cultura figurativa del Novecento, il mito classico, la tradizione biblica e una personale sensibilità spirituale.

Carlo Parlati
(1934-2003)
Dalla bottega familiare alla ricerca artistica
Carlo Parlati nacque a Torre del Greco il 7 gennaio 1934, in una famiglia di artigiani specializzati nell’incisione del cammeo e nella lavorazione del corallo. Il padre Antonino conduceva un laboratorio nel quale il giovane Carlo entrò molto presto in contatto con conchiglie, pietre dure, bulini e materiali preziosi.
La sua formazione iniziò dunque secondo il tradizionale modello della bottega: osservazione diretta, pratica quotidiana, conoscenza degli strumenti e progressiva padronanza della materia. Frequentò successivamente la scuola locale dedicata alla lavorazione del corallo, distinguendosi per talento e approfondendo lo studio della glittica antica. Si iscrisse anche all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ma non completò il percorso accademico, preferendo sviluppare una ricerca indipendente.
Il rapporto con la tradizione torrese fu fin dall’inizio complesso. Parlati possedeva una solida conoscenza delle tecniche trasmesse dalla famiglia, ma mal sopportava la ripetizione di modelli imposta dal mercato. Nel settore del corallo prevaleva allora una produzione destinata alla gioielleria e all’oggettistica decorativa, fondata su soggetti facilmente riconoscibili e commercializzabili.
L’artista cercò invece di dimostrare che il corallo potesse sostenere una ricerca plastica e concettuale non meno ambiziosa di quella affidata al marmo, al bronzo o al legno. Questa tensione fra sapere artigianale e libertà creativa rappresentò uno dei motivi centrali della sua intera attività. Parlati morì a Torre del Greco il 13 novembre 2003; la figlia Patrizia ha successivamente contribuito alla conservazione e alla divulgazione della sua eredità artistica.
Il corallo come materia viva
Nelle sculture di Carlo Parlati il soggetto non viene semplicemente trasferito su un ramo di corallo secondo un progetto prestabilito. L’artista osserva la conformazione naturale della materia, riconoscendone le diramazioni, le cavità, le variazioni cromatiche e le irregolarità.
La figura nasce quindi dall’incontro fra l’intenzione dello scultore e le possibilità offerte dal materiale. In alcuni casi il ramo viene profondamente modificato; in altri Parlati conserva ampie porzioni della struttura originaria, trasformandole in capelli, fiamme, onde, vegetazione, membra o creature fantastiche.
Questo modo di lavorare stabilisce una relazione diretta fra natura e invenzione. Il corallo continua a manifestare la propria origine naturale e marina, ma diviene contemporaneamente immagine e racconto. La sua forma non viene cancellata: viene interpretata.
La monografia pubblicata nel 1983 da Antonio Uliano, con prefazione di Angelo Calabrese, individuava proprio in questa trasformazione uno dei principali contributi di Parlati. L’artista avrebbe superato la tradizionale distinzione fra oggetto prezioso e scultura, fra abilità esecutiva e autonomia creativa.

CARLO PARLATI
(1934-2003)
Anni ’80 del XX Secolo
Testa di Medusa
Altezza x larghezza: 4,5 x 4,3 cm. Peso: 24 gr
integralmente scolpita in un unico ramo di corallo Cerasuolo (Corallium elatius)
di eccezionale qualità cromatica.
Lotto 380 dell’asta 395 di Bertolami Fine Art
Stima € 8.000/15.000
Colore, luce e scultura polimaterica
Parlati impiegò differenti qualità di corallo, scelte non soltanto per il loro valore o per la rarità, ma per le possibilità cromatiche ed espressive. Al corallo rosso mediterraneo affiancò materiali di provenienza giapponese e differenti varietà cromatiche, tra cui il cerasuolo, il pelle d’angelo e il cosiddetto corallo moro.
Il colore diventa parte della costruzione plastica: distingue i corpi, evidenzia i dettagli, suggerisce passaggi luminosi e contribuisce alla caratterizzazione emotiva dei personaggi.
Il corallo viene inoltre frequentemente associato a oro, argento, perle, smalti, malachite, lapislazzuli, acquamarina, turchese, quarzo, fossili e altre pietre naturali. Questi materiali non sono semplici aggiunte decorative. Possono diventare paesaggi, basi, strutture architettoniche o elementi indispensabili alla comprensione dell’opera.
Ne deriva una scultura polimaterica nella quale sostanze di origine marina, minerale e metallica entrano in relazione. La lucentezza del corallo dialoga con la trasparenza delle gemme e con i riflessi dell’oro; le montature prolungano il movimento delle figure e definiscono lo spazio entro il quale si sviluppa la composizione.
Un esempio significativo è la grande figura di Afrodite in corallo giapponese – un materiale indicato nel catalogo della nostra asta come momo o cerasuolo – e argento dorato, pubblicata nella monografia di Uliano e successivamente documentata sul mercato antiquario. L’opera mostra come il metallo possa trasformarsi in veste, sostegno e prosecuzione plastica della figura scolpita.
Il mito come racconto dell’uomo contemporaneo
L’universo figurativo di Carlo Parlati è popolato da personaggi della mitologia classica, della Bibbia e della tradizione cristiana. Venere, Perseo, Medusa, Ulisse, Saul, Mosè, Giuditta, la Madonna e le figure della Creazione vengono però sottratti alla semplice citazione antiquaria.
Il mito costituisce per Parlati un linguaggio ancora vivo, attraverso il quale affrontare temi universali: la nascita e la morte, la conoscenza, l’amore, la violenza, il sacrificio, la paura, la libertà e il conflitto fra bene e male.
In opere come Il trionfo di Perseo, La decapitazione di Medusa, Ulisse medita sul cavallo di Troia, Conversione di Saul e Madonna della Pace, l’episodio narrativo rappresenta soltanto il primo livello di lettura. Dietro la storia antica emerge una riflessione sull’essere umano, sulle sue contraddizioni e sulla possibilità di una trasformazione spirituale.
Un passaggio importante nella maturazione di questi temi si colloca all’inizio degli anni Sessanta, quando Parlati si avvicinò alla lettura della Bibbia e, in particolare, dell’Apocalisse di Giovanni. Secondo l’interpretazione proposta da Uliano, l’Apocalisse non rappresentava per l’artista soltanto la distruzione finale, ma soprattutto il conflitto fra forze opposte e la possibilità di una rigenerazione dell’umanità.
La Gerusalemme celeste, costruita simbolicamente con pietre preziose, diveniva così l’immagine di un nuovo ordine nel quale materia e spirito potessero finalmente riconciliarsi.

CARLO PARLATI
(1934-2003)
Anni ’80 del XX Secolo
Figura femminile in corallo Cerasuolo
Altezza x larghezza: 4,5 x 3 cm. Peso: 13,6 gr
integralmente scolpita in un unico ramo di corallo Cerasuolo (Corallium elatius)
di eccezionale qualità cromatica.
Lotto 377 dell’asta 395 di Bertolami Fine Art
Stima € 5.000/8.000
Espressionismo, surrealismo e luce
Pur mantenendo un forte legame con la figura umana e con la tradizione classica, Parlati assimilò suggestioni provenienti dall’arte del Novecento. Le sue opere non possono essere ricondotte rigidamente a una sola corrente, ma presentano elementi espressionistici, surrealisti e, in alcuni casi, una particolare attenzione impressionistica alla luce.
La componente espressionistica si manifesta nelle torsioni dei corpi, nella contrazione dei volti, nella frammentazione delle figure e nella gestualità intensa. L’anatomia può essere deformata per rendere visibile un’emozione, un conflitto o una tensione interiore. Il trionfo di Perseo ed Ebbrezza d’amore appartengono a questo versante più dinamico e drammatico.
La dimensione surrealista emerge invece nelle metamorfosi, nelle creature fantastiche e nelle immagini legate al sogno, all’inconscio e al mostruoso. Opere come Mostro incantato, Guerriero ferito a morte e La decapitazione di Medusa trasformano il corallo in una materia instabile, capace di generare forme sospese fra realtà e visione.
In altre composizioni prevalgono la luce, la trasparenza e la dissoluzione dei contorni. Le superfici lucidate del corallo e i riflessi delle pietre e dei metalli modificano la percezione dell’opera secondo l’angolo di osservazione. La scultura assume così una qualità quasi pittorica.
Uliano descriveva pertanto l’arte di Parlati come un linguaggio complesso, nel quale differenti esperienze del Novecento convivono senza annullare la centralità della figura e del racconto.
Oltre il corallo: bronzo, pittura e sperimentazione
Sebbene il corallo costituisca il centro della sua produzione, Carlo Parlati non fu soltanto incisore e scultore di materiali preziosi. Si dedicò anche alla pittura, al disegno, al cammeo, all’oreficeria, alla modellazione e alla scultura in bronzo.
Questa pluralità aiuta a comprendere la particolare struttura delle sue opere. Parlati ragionava contemporaneamente come incisore, scultore e pittore: costruiva masse, ricercava contrasti cromatici, organizzava lo spazio e attribuiva alla luce una funzione narrativa.
Il dossier curato da Eduardo Cuomo e Patrizia Parlati documenta alcune opere che ampliano significativamente la conoscenza della sua produzione.
Giovani innamorati, bronzo dorato del 1985, raffigura due figure unite in una composizione intensamente emotiva. L’opera è interpretata come allegoria di un amore tormentato, confermando l’interesse dell’artista per gli stati psicologici e per i conflitti affettivi.
Dall’Eden allo spazio, datata 1980, combina corallo, argento, lapislazzulo, bronzo dorato e un fossile. La composizione collega il racconto biblico della Creazione al progresso scientifico, costruendo un percorso simbolico che conduce dalle origini dell’uomo all’esplorazione dello spazio.
Omaggio a Torre del Greco, bronzo del 1998, raffigura una figura femminile coronata da una conchiglia sardonica, materiale storicamente legato alla produzione dei cammei torresi. L’opera costituisce una celebrazione della città e della sua cultura artistica.
La monumentale Regina dei coralli e dei cammei riunisce coralli di differenti colori e provenienze, oro, argento dorato, lapislazzulo, marmo, madreperla, turchese, cammei e bronzo patinato. La scheda dell’opera riporta la data 2002; una nota dell’artista dichiara invece che la composizione fu definitivamente conclusa il 30 settembre 2003, dopo circa due anni di lavoro. È dunque prudente presentarla come un’opera datata 2002 e completata nel 2003, considerandola una delle ultime grandi creazioni di Parlati.

CARLO PARLATI
(1934-2003)
Anni ’80 del XX Secolo
Testa della Medusa
Corallo e Oro
Altezza totale 17,5 cm. Peso: 368 gr
La testa è stata integralmente scolpita
in un unico ramo di corallo Cerasuolo (Corallium elatius)
di eccezionale qualità cromatica.
Lotto 381 dell’asta 395 di Bertolami Fine Art
Stima € 35.000/50.000
Giuditta e Oloferne
Il soggetto di Giuditta e Oloferne compare già nel repertorio pubblicato nella monografia del 1983. Una coppia di sculture firmata Parlati e datata agli anni Ottanta è stata presentata da Bertolami Fine Art nel 2023.
Le figure, rispettivamente alte 17 e 16 centimetri, sono scolpite in corallo cerasuolo, integrate con elementi in oro a 18 carati e collocate su basi quadrate di malachite. La composizione è costruita sul raffinato contrasto fra il rosso del corallo, la luminosità dell’oro e il verde intenso della pietra.
Il rapporto con Romolo Grassi
Un capitolo particolare riguarda il rapporto professionale con Romolo Grassi, orafo d’arte milanese. La Collezione Liverino conserva una serie di opere nate dall’incontro fra l’incisione del corallo e complesse strutture orafe.
Le fonti legate alla Collezione Liverino descrivono questi lavori come il risultato della collaborazione fra Romolo Grassi, orafo milanese, e Carlo Parlati, incisore torrese. Le opere sono considerate sperimentali e concettuali e uniscono l’originalità progettuale a una notevole maestria tecnica.
La monografia di Uliano propone tuttavia una lettura più netta. Secondo l’autore, alcune sculture tradizionalmente riferite a Grassi sarebbero state in realtà intagliate da Parlati, mentre all’orafo milanese sarebbe spettata l’esecuzione delle montature.
Le due interpretazioni non devono necessariamente essere considerate inconciliabili. Entrambe riconoscono la partecipazione dei due maestri, ma attribuiscono un diverso peso alla fase ideativa e a quella esecutiva. In assenza di una documentazione sistematica relativa a ogni singola opera, la formula più prudente rimane quella della collaborazione, specificando quando possibile i rispettivi ruoli.

CARLO PARLATI
(1934-2003)
Anni ’80 del XX Secolo
Allegoria dell’Abbondanza
Altezza x larghezza: 3,7 x 3,7 cm. Peso: 32,2 gr
integralmente scolpita in un unico ramo di corallo Cerasuolo (Corallium elatius)
di eccezionale qualità cromatica.
Lotto 379 dell’asta 395 di Bertolami Fine Art
Stima € 5.000/8.000
Carlo Parlati al Museum of Fine Arts di Houston
La diffusione internazionale dell’opera di Parlati trova una testimonianza particolarmente significativa nella collezione del Museum of Fine Arts, Houston (MFAH).
Il catalogo ufficiale del museo registra quattro opere conservate nel dipartimento Rienzi:
Woman’s Head, corallo e oro, numero d’inventario 94.979;
Olympian God’s Head, corallo e oro, numero d’inventario 94.980;
Woman’s Head, corallo, oro e malachite, numero d’inventario 94.981;
Head of Moses, corallo e oro, su piedistallo in cristallo di rocca, numero d’inventario 94.982.
Le quattro opere provengono dalla collezione dei coniugi Harris Masterson III e furono donate al museo nel 1994. Le schede catalografiche registrano la firma Parlati incisa direttamente nel corallo su diversi esemplari, compresa la Head of Moses.
La loro presenza in una grande istituzione museale statunitense è importante perché colloca la produzione di Parlati al di fuori del solo circuito locale o specialistico. Le opere vengono conservate e catalogate come creazioni artistiche autonome, non semplicemente come manufatti ornamentali o testimonianze della lavorazione tradizionale del corallo.
L’eredità di Carlo Parlati
Il significato storico dell’esperienza di Carlo Parlati risiede soprattutto nell’aver messo in discussione la rigida separazione fra arte e artigianato.
L’artista non abbandonò il sapere tecnico ricevuto dalla famiglia e dalla tradizione torrese. Al contrario, lo portò a un livello di estrema raffinatezza, utilizzandolo come fondamento per affrontare gli stessi temi della grande scultura: la vita e la morte, il mito e la fede, l’amore, la paura, la violenza, la conoscenza e il destino dell’uomo.
La preziosità del materiale non fu mai, da sola, la ragione del valore delle sue opere. Corallo, oro, pietre e gemme furono subordinati a una visione nella quale forma naturale, invenzione, colore e significato concorrono alla costruzione dell’immagine.
Nelle mani di Carlo Parlati il corallo cessò così di essere soltanto una materia rara. Divenne corpo, paesaggio, mito, memoria della natura e testimonianza dell’inquietudine umana. La capacità di unire la precisione dell’incisore alla libertà dello scultore costituisce ancora oggi l’aspetto più originale della sua ricerca e il contributo più importante da lui offerto alla tradizione artistica di Torre del Greco.

CARLO PARLATI
(1934-2003)
Anni ’80 del XX Secolo
Testa femminile in corallo Cerasuolo
Altezza x larghezza: 4,5 x 2,6 cm. Peso: 15,4 gr
integralmente scolpita in un unico ramo di corallo Cerasuolo (Corallium elatius)
di eccezionale qualità cromatica.
Lotto 378 dell’asta 395 di Bertolami Fine Art
Stima € 5.000/8.000
Bibliografia essenziale
Antonio Uliano, Sulle sculture in corallo di Carlo Parlati, prefazione di Angelo Calabrese, Edizioni Ars Magistra Artis, Napoli-Roma, 1983.
Eduardo Cuomo e Patrizia Parlati, Carlo Parlati. Un artista dalle mille sfaccettature, Vesuvioweb, con fotografie della Collezione Carlo Parlati, Torre del Greco, 2016. Consulta online
Museum of Fine Arts, Houston, “Carlo Parlati”, catalogo digitale della Rienzi Collection. Consulta online
Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, intervista a Enzo Liverino. Consulta online
Bertolami Fine Art, Coppia di sculture in corallo, oro 18k e malachite, asta del 30 novembre 2023, lotto 22. Consulta online
ArsValue / Bertolami Fine Art, Scultura in corallo raffigurante Afrodite, Web Auction 94, 14 gennaio 2021, lotto 60. Consulta online
Asta 395
GIOIELLI, SCULTURE IN CORALLO, OROLOGI
ARGENTI DEL XX SECOLO
22/23 settembre 2026
Palazzo Caetani Lovatelli
Piazza Lovatelli, 1
Roma
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